Neoki_Mag 


Anno 1 N. 2 - Luglio 2008

Pubblicazione periodica a cura di
NeOki Film – Associazione Culturale per il Documentario

Direzione
Marcello Cella

Redazione
Marcello Cella (caporedattore)
Chiara Macchi (redattrice)
Mariadonata Silvi (redattrice)
Francesca Paita (impaginazione e grafica)

Hanno collaborato:
Gabriele Varricchio, Anna Galetta, Francesca Spizzirri, Ilario D'Elia, Sara Bragazzi, Paola Russo, Claudia Magni, Natalia Canella, Andrea Bruscoli, Gianni Bianchi, Virginia Greco, Francesco Federici

Si ringrazia:
Rebeldia e ( www.nonsolocinema.com )

 

Cuore nudo
di
Marcello Cella

Cos'è il 'cuore nudo' del titolo? In realtà è anch'esso un titolo. Il titolo di un libro che ho trovato in un cestino della spazzatura in un paese della Maremma qualche settimana fa. Un libro di poesie d'amore, con il suo titolo in rosso sul nero della copertina, che la sua autrice, la sconosciuta, almeno a me, poetessa perugina Katiuscia Patrizi, aveva dedicato a qualcuno, un amore o forse più amori, chissà. Qualcuno che forse non ha apprezzato i suoi sforzi letterari. Qualcuno che non ha pensato al fatto che forse altri potevano esserne interessato e lo ha gettato in un cestino della spazzatura, al macero, distrutto per sempre. Mi è sembrato un gesto violento e cinico, ma perfettamente in linea con lo spirito del nostro tempo, un gesto di qualcuno che, al di là della qualità letteraria del libro, pensa che di poesia oggigiorno non ci sia bisogno. Come racconta anche Gabriele in un articolo contenuto nel dossier sul precariato realizzato dagli allievi del corso di Giornalismo sociale del circolo Agorà di Pisa (come molte altre cose di questo numero del periodico) che questo secondo numero di NeOki Mag(azine) contiene, quando nel suo articolo qualcuno gli fa notare come una colpa, “ma alla tua età scrivi ancora poesie?”.

Ecco questo secondo numero di NeOki Mag è dedicato a chi continua a scrivere poesie per tutta la vita e non si rassegna al deprimente status quo di questa landa desolata chiamata Italia. In ogni caso “Cuore nudo”, il libro, è sulla mia scrivania. Forse prenderà polvere, forse non verrà mai letto per intero, ma almeno qualcuno si prenderà cura di lui e ogni tanto mediterà sulle riflessioni sentimentali ed esistenziali della sua autrice traendone forse qualche giovamento. Per meglio sottolineare il concetto aggiungo una poesia di un poco noto poeta siciliano, Pietro Barbera, che ha dedicato una sua poesia ai clandestini. Speriamo che i sostenitori della tolleranza zero la leggano e che magari qualche sera rinuncino ad uscire di casa e invece di partecipare a qualche ronda minacciosa si soffermino almeno un attimo a riflettere su quella molto più minacciosa onda marina che si è portata nelle profondità del mare qualche migliaia di persone, donne, uomini, bambini, che non hanno avuto la fortuna di nascere dalla parte giusta del mare. Buona lettura e buona estate.

In questo numero:

 

Dossier precariato a cura degli allievi del corso di giornalismo sociale dell'Agorà:

Precari senza parole di Marcello Cella

Frustazioni di un precario di Gabriele Varricchio

Almeno il tempo di una pausa caffè di Paola Russo

I giovani e la precarietà del proprio futuro di Claudia Magni

Intervista con glossario sul precariato di Anna Galetta

Uno sguardo dal basso di Ilario D'Elia

Vite in equilibrio instabile di Francesca Spizzirri

Paure e speranze di giovani precari di Sara Bragazzi

Curriculum crossing di Gianni Bianchi

Non ci sono parole di Natalia Cantella e Andrea Bruscoli

 

Canapisa: a cura degli allievi del corso di Giornalismo sociale dell'Agorà

Non solo droghe di Marcello Cella

Né malati né criminali di Claudia Magni

Canapisa 2008 di Anna Galetta

 

Antipsichiatria: a cura degli allievi del corso di Giornalismo sociale dell'Agorà

Il mondo "ristretto" di Francesca Spizzirri

Uno sguardo all'altra faccia della cura psichiatrica di Ilario D'Elia

 

Reportage

Nuove alleanze per una terra futura di Virginia Greco

I bei tempi andati... di Paola Russo

Alla ricerca del cibo perduto di Francesca Spizzirri

Berlusconi e il berlusconismo nel paese dei balocchi

Breve cronaca di una visita a Controradio di Ilario D'Elia

 

Visioni:

Il cerchio verde a cura di Marcello Cella

Caos calmo a cura di Mariadonata Silvi

Into then wild a cura di Mariadonata Silvi

 

Letture:

Cacciatori di navi a cura di Francesco Federici

 

News:

Bulli, bullette, schiaffi e sogni sul filo della fantasia

 

Pietro Barbera
Clandestini


Approdano, talvolta.

Nel cuore i compagni perduti
gli affetti spezzati,
nella mente l’ignoto,
negli occhi una strascicata speranza.

Nude mani
come artigli sulla vita,
sottratta alla furia delle onde
alla barbarie
alla fame,
scavano fosse di libertà.

Clandestini sull’arida terra
occultati sotto pietre di silenzio
annegati negli abissi dell’indifferenza.

Spargono tracce di sangue lungo il cammino
inghiottite dalle acque, sorbite dalle zolle,
volatilizzate verso il rosso sole.

Fantasmi…
Impalpabili….
Clandestini….
Come la nostra solidarietà.
Alziamo solo barricate
contro l’uomo.

Il tempo ha sempre sbriciolato
muraglie e civiltà,
depennato confini,
stendendo spesse coltri di pietà
sopra ogni odio.

 

Dossier precariato

 

Precari senza parole
di Marcello Cella

 

C'è una cosa che mi ha colpito in questo dossier sul precariato realizzato dagli studenti del mio corso di giornalismo sociale tenuto presso il circolo Agorà di Pisa nei mesi scorsi ed è una frase che troverete alla fine di uno di questi articoli. "Non abbiamo più neanche le parole", che lungi dal citare la canzone di Ligabue "Ho perso le parole", intende sottolineare la stanchezza infinita di chi si trova a raccontare queste esperienze di ordinaria vita precaria vivendoleegli stesso sulla propria pelle o in famiglia o all'interno delle prorie amicizie. Perché la vita senza progetti stancac, snerva, deprime e uccide 'un giorno dopo l'altro', lentamente, come un veleno somministrato a piccole dosi, ma costantemente nel tempo. In questo dossier fortunatamente le parole ci sono, urla rabbiose, analisi, interviste, racconti, e, significativamente, tutti gli allievi, che hanno realizzato questi lavori senza essere obbligati a farlo, hanno volto in qualche modo contribuire alla sua riuscita. Segno che l'argomento è caldo, addirittura brucia, e non c'entra il clima estivo. Se chi quotidianamente ci ammorba con l'esaltazione della modernità stracciona e dei suoi mirabili effetti sulle nostre vite desse un'occhiata anche di sfuggita a questi testi avrebbe qualche difficoltà in più ad argomentare le sue tesi. La cosa importante, al di là della qualità di questi lavori, che comunque è buona, con qualche punta di eccellenza, è che chi si sente pesare addosso la propria condizione di precariato o la veda nella rabbia e nella paura degli alri abbia cercato e trovato ancora dentro di sé le parole per raccontarla.

Frustazioni di un precario

 

di Gabriele Varricchio

Almeno il tempo di una pausa caffè

 

di Paola Russo

I giovani e la precarietà del proprio futuro

Intervista a un giovane scelto casualmente.

 

di Claudia Magni

Intervista con glossario sul precariato

 

di Anna Galetta

Uno sguardo dal basso

Come vivono e percepiscono il precariato coloro che devono praticarlo.

 

di Ilario D'Elia

Vite in equilibrio instabile

Storie di ordinaria precarietà all'interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

 

di Francesca Spizzirri

Paure e speranze di giovani precari

Storie di giovani laureati incontrati al Job Meeting di Pisa.

 

di Sara Bragazzi

Curriculum crossing

 

di Gianni Bianchi

Non ci sono parole

Diario precario di un Primo Maggio come altri. Testimonianze di una generazione in bilico.

 

di Natalia Cantella e Andrea Bruscoli

 

Canapisa

 

Non solo droghe

 

di Marcello Cella

Né malati né criminali

 

di Claudia Magni

Canapisa2008

 

di Anna Galetta

 

Psichiatria e antipsichiatria

 

Il mondo "ristretto"

Istituzioni totalizzanti e società civile

di Francesca Romana Spizzirri

Uno sguardo all'altra faccia della cura psichiatrica


di Ilario D'Elia



L'occasione della riflessione di Ilario è il convegno del 13 giugno scorso organizzato da alcuni collettivi antipsichiatrici toscani presso la sede del Polo Carmignani a Pisa per ricordare e riflettere criticamente sulla legge 180.

 

 

Reportage

 

Nuove alleanze per una terra futura

 

di Virginia Greco


I bei tempi andati...

 

di Paola Russo

Il racconto di Paola può essere considerato una storia di reportage all'interno della propria famiglia, un reportage fatto però con il piglio dello storico e con la ricerca di una narrazione che renda attuali le sue riflessioni.


 

Alla ricerca del cibo perduto

Percorsi di recupero e di ridistribuzione degli alimenti.

di Francesca Spizzirri


Berlusconi e il berlusconismo nel paese dei balocchi


Sintesi del dibattito tenutosi nel novembre scorso presso il Teatro Verdi di Pisa.
Sul tema di giustizia e ingiustizia, corruzione politica e giornalismo sono intervenuti il giornalista e scrittore Marco Travaglio, il giudice Gian Carlo Caselli e il direttore della rivista Micromega Paolo Flores D'Arcais.

Breve cronaca di una visita a Controradio


di Ilario D'Elia

 

Visioni

 

"Il cerchio verde" di Massimo Galiberti

Stephen King a Pontedera

 

Recensione a cura di Marcello Cella


CAOS CALMO
Di Antonello Grimaldi
con Nanni Moretti, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari

a cura di Mariadonata Silvi

Critiche, discussioni, facili e banali pubblicità, entusiasmi pret a porter sembrano seguire l’uscita del film "Caos Calmo" di Antonello Grimaldi, tratto dall’omonimo libro di Sandro Veronesi e gia’ questo vincitore del premio strega nel 2006.
Da dove viene tanto clamore? Sapiente regie di marketing e talvolta l'ingenuita’ del pubblico avrebbero contribuito ad individuarlo in una scena di sesso simil hard tra Nanni Moretti e Isabella Ferrari, tanto scontata quanto poco delineata, alla stregua di molti altri episodi e stati d’animo cosi finemente espressi da Veronesi nel suo libro. Ma come puo’ un regista esprimere, suggerire, far sognare laddove l’immediatezza dell’immagine e la violenza del gesto puo’ talvolta togliere carisma e spessore al personaggio e alla storia?
Nonostante i banali quanto facili confronti tra il film e il testo letterario, il regista Antonello Grimaldi e’ riuscito a seguire pedissequamente il libro e a tradurre il 'caos calmo' del protagonista Pietro Paladini nel film, la cui stessa natura “tecnica” poco facilita l’espressione di profonde emozioni e labirinti mentali.
E qui come molti gia’ hanno fatto, non possiamo non convenire sulla mirabile quanto azzeccata scelta di Nanni Moretti come protagonista del film. Moretti non recita solo Pietro Paladini, ma un po’ anche se stesso, senza rimanere ingessato tuttavia dalla sua stessa regia che lo avrebbe voluto sicuramente piu’ impostato e con qualche ciak di troppo (fa eccezione la scena del pianto dove non sembra aver dato il meglio di se stesso).
Ma quale caos scolvolge ed esprime il ns. Pietro/Moretti?
Di fronte alla improvvisa morte della moglie durante una vacanza al mare Pietro Paladini, un dirigente di successo, reagisce in modo del tutto inaspettato. Una sorta di nuova consapevolezza lo spinge a ritirarsi momentanemante dal mondo e a passare le proprie giornate seduto su una panchina davanti alla scuola di sua figlia di 10 anni. Ma il mondo lo segue in questa inversione. La cognata abilmente interpretata da Valeria Golino , l’impetuoso fratello Alessandro Gassman, l’amante Isabella Ferrari, il collega (di sempre?) Silvio Orlando, il carismatico presidente Roman Polanski; tutti per un motivo o per un altro lo vanno a trovare, lo seguono in questo suo strano percorso di dolore.
Nessun cedimento nel libro di Veronesi, troppo forse per chi come Moretti, di cedimenti ne vorrebbe esprimere di piu’. Cosi un voluto quanto divertente svenimento interviene per mano di Moretti-sceneggiatore a movimentare il calmo caos interiore del protagonista.
Da qui la rinascita, la presa di coscienza di una situazione che deve rendersi "reversibile".
Complimenti a Grimaldi che ha saputo tradurre un certo immobilismo del libro e l’interiorizzazione del dolore del protagonista. Grazie anche a Moretti tutto risulta piacevolmente ovattato, estremamente elegante, quasi perfetto. Forse solo un po’ troppo.

Elegante


INTO THE WILD
Regia di Sean Penn
con Emile Hirscht, William Hurt, Marscia Gay Harden

a cura di Mariadonata Silvi

Fuga dalla realta’, ricerca di una condizione esistenziale fuori dalla schemi imposti dalla nostra comune cultura del vivere (quale comune cultura verrebbe da chiedersi?), desiderio di una liberta’ in luoghi così vicini alla nostra grande Madre Natura come i paesaggi glaciali senzatempo dell’Alaska, questi sembrano essere i leit motiv di Into the wild, l’ultimo film dell’inquieto Sean Penn finalmente alle prese con la scrittura e la direzione di un film dove, oltre alla propria “inquietudine” tardivamente espressa, almeno rispetto al protagonista, sembra aver riversato le contraddizioni e le speranze di tutti coloro tra noi che almeno una volta nella vita a tale viaggio hanno vagamente pensato, non senza essere mossi da piu’ o meno sentiti aneliti religiosi o rivisitazioni di pensieri esistenzial filosofici, o da un comune desiderio di un diverso modo di essere.

Cosi Sean Penn e’ riuscito finalmente dopo 10 anni a raccontare la storia vera del giovane Chris McCandless traendola da un libro di Jon Krakauer.
Chris ( interpretato dal bravo Emile Hirscht) e’ un giovane di 23 anni della buona borghesia americana che, subito dopo essersi diplomato con ottimi voti, decide di cambiare vita, partendo per un viaggio on the road in giro per gli States, alla ricerca di una poco definita dimensione umana dove liberta’, rinuncia a qualsiasi benefit della cosiddetta societa’dei consumi (compresa la macchina che abbandona lungo la strada), rifiuto di qualsiasi relazione sociale che non sia l’incontro con amici di viaggio, sembrano tradursi in una specie di “anarchia dell’essere” comunemente meglio definita “ricerca di se’.
Chris come San Francesco si spoglia e rinuncia a ricchezze, titoli e onori, si prodiga per gli altri, li sostiene, in uno scambio istintivo di comune e reciproca comprensione umana, ma non si lascia andare alla bella sedicenne Tracey, abbandona alla fine la coppia di amici hippies, non accetta di “essere adottato” dal vecchio Ron (il bravissimo Hal Holbrook, candidato all'Oscar come attore non protagonista).
In una sorta di congelamento emotivo molto lontano dal vero spirito religioso di cui qualche sporadico, “laico” riferimento nel film, Chris continua la sua ricerca donchisciottesca di assenza di limiti e barriere, ma sembrerebbe anche di orizzonti se non quello ultimo finale atemporale dell’Alaska, meta ultima del suo viaggio e della sua vita. Qui infatti solo, morira’ di stenti, definitivamente schiacciato dalla Natura Matrigna.

In un continuo alternarsi di flashback tra i giorni passati alla fine in Alaska, nel pullman abbandonato tra le nevi e le precedenti esperienze di viaggio in kayak lungo le rapide del Colorado, cacciando animali e uccelli per nutrirsi e in Messico tra i poveri e poi tra i nudisti, scorrono le immagini bellissime di una Natura incontaminata, un susseguirsi di piani fotografici meravagliosi piu’ adatti tuttavia a un documentario o a un numero di National Geographic che allo scenografia di un film.
La Natura sembra rendere attonito lo spettatore senza commuoverlo fino in fondo, così come la ribellione un po’ ingenuamente nevrotica di Chris potrebbe trovare piu’ proseliti se risultasse un po’meno didattica (superflue certe citazioni filosofiche o pseudo-psicanalitiche).

La sceneggiatura volutamente lenta, e una certa voluta (? ) imperturbabilita’ del protagonista sono funzionali forse a Penn per esprimere il desiderio e al contempo l’inquietudine per l’assenza di un progetto di vita, il disorientamento di chi vuole abdicare non solo alle regole, ma anche a una vita semplicemente condivisa, senza la quale, si accorgera’ prima di morire Chris, “non puo’ darsi vera felicita’.

Idealista

 

Letture

Cacciatori di navi
di Folco Quilici

a cura di Francesco Federici

L’attività di Folco Quilici (Ferrara, 1930) è difficilmente riconducibile ad un solo ristretto campo d’interesse. Negli anni si è fatto conoscere, non solo in Italia, per lo più per la sua attività documentaristica e cinematografica, portando sui nostri schermi programmi di interesse culturale e sociale.
E’ così che si sono alternati film premiati in tutto il mondo e programmi televisivi precursori dei vari approfondimenti di viaggio e culture lontane (con una qualità che oggi, però, spesso manca) che possiamo vedere sulle reti nostrane. Non solo, nella sua lunga carriera, Quilici è riuscito a intrecciare a tutto questo un’interessante attività giornalistica e di scrittura.

Folco Quilici

E’ da queste premesse che il romanzo Cacciatori di navi si sviluppa, mescolando l’esperienza di instancabile viaggiatore con la sua passione più grande, quella per il mare. Proprio il mare, nel romanzo di Quilici, è l’elemento portante: tutta l’avventura si svolge nelle acque di frontiera fra il Rio delle Amazzoni e l’Oceano Atlantico, difficili ma pescose come poche altre. Per questo quattro amici di New York, Paul, Peter San, di origine giapponese, Philip e Sergio, di origine italiana, decidono di spendere i loro giorni di vacanza al largo della costa brasiliana provando un’esperienza ben diversa dai loro fine settimana americani. I quattro, arrivati nel paese di Sâo Pedro, affittano una barca per poter pescare, l’Ulysses, e con loro prendono l’esperto marinaio Andrade, che si rivelerà guida indispensabile nella loro traversata. Ma poco dopo la loro partenza, l’annuncio di una goletta alla deriva contenente esplosivi, la Yemanja, e dell’alto premio per chi la catturerà, fa cambiare i loro programmi. Saranno loro a cercare di avere la meglio sulla goletta, grazie anche all’aiuto dell’Ulysses, vecchio, ma discretamente attrezzato e di Andrade. Comincia così un viaggio che li porterà ad affrontare le insidie del mare e dei canali del Rio Amazonas: troveranno isolotti galleggianti pieni di serpenti, un giovane indio da salvare, una strega accompagnata d a una splendida ragazza, il tutto mescolato alle insidie della convivenza in una situazione così complicata. I quattro si accorgeranno ben presto che quello che doveva essere un viaggio di piacere non si rivelerà un’avventura da raccontare ai nipoti, ma una drammatica esperienza dalla quale cercare di venir fuori al più presto. Il merito dell’autore non sta tanto nell’aver creato una storia avventurosa, all’apparenza inverosimile per quanto da lui ricostruita (lui stesso interviene nelle pagine del libro come "investigatore" sempre più incuriosito dalla vicenda dei quattro amici newyorchesi, dopo il ritrovamento del Giornale di bordo), ma nell’aver permesso al lettore di partecipare alla traversata come se fosse parte dell’equipaggio. La sua conoscenza del mare è resa manifesta in ogni pagina del libro, dove termini tecnici si accompagnano alla descrizione delle personalità dei personaggi, dove si comprende con chiarezza quanto sia pericoloso l’Oceano, ma quanto lo sia ancora di più l’avidità umana.

Folco Quilici, Cacciatori di navi, Mondadori, Milano, 2005, pp. 343, 8,40 euro.

da www.nonsolocinema.com

News

 

Bulli, bullette, schiaffi e sogni sul filo della fantasia

 

I video sul bullismo realizzati da NeOki Film in collaborazione con l'Associazione Studi Museologia del Cinema di Pisa nelle scuole di Montopoli e Lucca

 


Per informazioni:
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Marcello Cella:
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