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Anno 1 N. 2 - Luglio 2008 Pubblicazione periodica a cura di |
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Direzione Redazione Hanno collaborato: Si ringrazia: |
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Pietro Barbera |
Spargono tracce di sangue lungo il cammino |
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Dossier precariato |
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C'è una cosa che mi ha colpito in questo dossier sul precariato realizzato dagli studenti del mio corso di giornalismo sociale tenuto presso il circolo Agorà di Pisa nei mesi scorsi ed è una frase che troverete alla fine di uno di questi articoli. "Non abbiamo più neanche le parole", che lungi dal citare la canzone di Ligabue "Ho perso le parole", intende sottolineare la stanchezza infinita di chi si trova a raccontare queste esperienze di ordinaria vita precaria vivendoleegli stesso sulla propria pelle o in famiglia o all'interno delle prorie amicizie. Perché la vita senza progetti stancac, snerva, deprime e uccide 'un giorno dopo l'altro', lentamente, come un veleno somministrato a piccole dosi, ma costantemente nel tempo. In questo dossier fortunatamente le parole ci sono, urla rabbiose, analisi, interviste, racconti, e, significativamente, tutti gli allievi, che hanno realizzato questi lavori senza essere obbligati a farlo, hanno volto in qualche modo contribuire alla sua riuscita. Segno che l'argomento è caldo, addirittura brucia, e non c'entra il clima estivo. Se chi quotidianamente ci ammorba con l'esaltazione della modernità stracciona e dei suoi mirabili effetti sulle nostre vite desse un'occhiata anche di sfuggita a questi testi avrebbe qualche difficoltà in più ad argomentare le sue tesi. La cosa importante, al di là della qualità di questi lavori, che comunque è buona, con qualche punta di eccellenza, è che chi si sente pesare addosso la propria condizione di precariato o la veda nella rabbia e nella paura degli alri abbia cercato e trovato ancora dentro di sé le parole per raccontarla. |
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di Gabriele Varricchio |
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Almeno il tempo di una
pausa caffè di Paola Russo |
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I giovani e la precarietà del proprio futuro Intervista a un giovane scelto casualmente. di Claudia Magni |
Intervista con glossario sul precariato di Anna Galetta |
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Come vivono e percepiscono il precariato coloro che devono praticarlo. di Ilario D'Elia |
Storie di ordinaria precarietà all'interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche. di Francesca Spizzirri |
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Paure e speranze di giovani precari Storie di giovani laureati incontrati al Job Meeting di Pisa. di Sara Bragazzi |
di Gianni Bianchi |
Diario precario di un Primo Maggio come altri. Testimonianze di una generazione in bilico. di Natalia Cantella e Andrea Bruscoli |
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Canapisa |
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di Marcello Cella |
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di Claudia Magni |
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di Anna Galetta |
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Psichiatria e antipsichiatria |
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Istituzioni totalizzanti e società civile |
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Uno sguardo all'altra faccia della cura psichiatrica
di Ilario D'Elia
L'occasione della riflessione di Ilario è il convegno del 13 giugno scorso organizzato da alcuni collettivi antipsichiatrici toscani presso la sede del Polo Carmignani a Pisa per ricordare e riflettere criticamente sulla legge 180. |
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Reportage |
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Nuove alleanze per una terra futura di Virginia Greco |
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I bei tempi andati...
di Paola Russo
Il racconto di Paola può essere considerato una storia di reportage all'interno della propria famiglia, un reportage fatto però con il piglio dello storico e con la ricerca di una narrazione che renda attuali le sue riflessioni.
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Percorsi di recupero e di ridistribuzione degli alimenti. di Francesca Spizzirri |
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Sintesi del dibattito tenutosi nel novembre scorso presso il Teatro Verdi di Pisa. |
Breve cronaca di una visita a Controradio
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Visioni |
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"Il cerchio verde" di Massimo Galiberti Stephen King a Pontedera |
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CAOS CALMO
Di Antonello Grimaldi
con Nanni Moretti, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari
a cura di Mariadonata Silvi
Critiche, discussioni, facili e banali pubblicità, entusiasmi pret a porter sembrano
seguire l’uscita del film "Caos Calmo" di Antonello Grimaldi, tratto dall’omonimo libro di Sandro Veronesi e gia’ questo
vincitore del premio strega nel 2006.
INTO THE WILD a cura di Mariadonata Silvi Fuga dalla realta’, ricerca di una condizione esistenziale fuori dalla schemi imposti
dalla nostra comune cultura del vivere (quale comune cultura verrebbe da chiedersi?), desiderio di una liberta’
in luoghi così vicini alla nostra grande Madre Natura come i paesaggi glaciali senzatempo dell’Alaska, questi
sembrano essere i leit motiv di Into the wild, l’ultimo film dell’inquieto Sean Penn finalmente alle prese con la
scrittura e la direzione di un film dove, oltre alla propria “inquietudine” tardivamente espressa, almeno rispetto
al protagonista, sembra aver riversato le contraddizioni e le speranze di tutti coloro tra noi che almeno una volta
nella vita a tale viaggio hanno vagamente pensato, non senza essere mossi da piu’ o meno sentiti aneliti religiosi o
rivisitazioni di pensieri esistenzial filosofici, o da un comune desiderio di un diverso modo di essere. Letture Cacciatori di navi a cura di Francesco Federici
L’attività di Folco Quilici (Ferrara, 1930) è difficilmente riconducibile ad un solo ristretto campo d’interesse.
Negli anni si è fatto conoscere, non solo in Italia, per lo più per la sua attività documentaristica e cinematografica,
portando sui nostri schermi programmi di interesse culturale e sociale.
E’ da queste premesse che il romanzo Cacciatori di navi si sviluppa, mescolando
l’esperienza di instancabile viaggiatore con la sua passione più grande, quella per il mare. Proprio il mare, nel
romanzo di Quilici, è l’elemento portante: tutta l’avventura si svolge nelle acque di frontiera fra il Rio delle
Amazzoni e l’Oceano Atlantico, difficili ma pescose come poche altre. Per questo quattro amici di New York, Paul,
Peter San, di origine giapponese, Philip e Sergio, di origine italiana, decidono di spendere i loro giorni di vacanza
al largo della costa brasiliana provando un’esperienza ben diversa dai loro fine settimana americani. I quattro,
arrivati nel paese di Sâo Pedro, affittano una barca per poter pescare, l’Ulysses, e con loro prendono l’esperto
marinaio Andrade, che si rivelerà guida indispensabile nella loro traversata. Ma poco dopo la loro partenza,
l’annuncio di una goletta alla deriva contenente esplosivi, la Yemanja, e dell’alto premio per chi la catturerà, fa
cambiare i loro programmi. Saranno loro a cercare di avere la meglio sulla goletta, grazie anche all’aiuto dell’Ulysses,
vecchio, ma discretamente attrezzato e di Andrade. Comincia così un viaggio che li porterà ad affrontare le insidie
del mare e dei canali del Rio Amazonas: troveranno isolotti galleggianti pieni di serpenti, un giovane indio da
salvare, una strega accompagnata d a una splendida ragazza, il tutto mescolato alle insidie della convivenza in una
situazione così complicata. I quattro si accorgeranno ben presto che quello che doveva essere un viaggio di piacere non
si rivelerà un’avventura da raccontare ai nipoti, ma una drammatica esperienza dalla quale cercare di venir fuori al
più presto. Il merito dell’autore non sta tanto nell’aver creato una storia avventurosa, all’apparenza inverosimile per
quanto da lui ricostruita (lui stesso interviene nelle pagine del libro come "investigatore" sempre più incuriosito
dalla vicenda dei quattro amici newyorchesi, dopo il ritrovamento del Giornale di bordo), ma nell’aver permesso al
lettore di partecipare alla traversata come se fosse parte dell’equipaggio. La sua conoscenza del mare è resa manifesta
in ogni pagina del libro, dove termini tecnici si accompagnano alla descrizione delle personalità dei personaggi,
dove si comprende con chiarezza quanto sia pericoloso l’Oceano, ma quanto lo sia ancora di più l’avidità umana.
Bulli, bullette, schiaffi e sogni sul filo della fantasia
I video sul bullismo realizzati da NeOki Film in collaborazione con
l'Associazione Studi Museologia del Cinema di Pisa nelle scuole di Montopoli e Lucca
Da dove viene tanto clamore? Sapiente regie di marketing e talvolta l'ingenuita’ del pubblico avrebbero contribuito
ad individuarlo in una scena di sesso simil hard tra Nanni Moretti e Isabella Ferrari, tanto scontata quanto poco
delineata, alla stregua di molti altri episodi e stati d’animo cosi finemente espressi da Veronesi nel suo libro.
Ma come puo’ un regista esprimere, suggerire, far sognare laddove l’immediatezza dell’immagine e la violenza del
gesto puo’ talvolta togliere carisma e spessore al personaggio e alla storia?
Nonostante i banali quanto facili confronti tra il film e il testo letterario, il regista Antonello Grimaldi e’
riuscito a seguire pedissequamente il libro e a tradurre il 'caos calmo' del protagonista Pietro Paladini nel film,
la cui stessa natura “tecnica” poco facilita l’espressione di profonde emozioni e labirinti mentali.
E qui come molti gia’ hanno fatto, non possiamo non convenire sulla mirabile quanto azzeccata scelta di Nanni Moretti
come protagonista del film. Moretti non recita solo Pietro Paladini, ma un po’ anche se stesso, senza rimanere
ingessato tuttavia dalla sua stessa regia che lo avrebbe voluto sicuramente piu’ impostato e con qualche ciak di
troppo (fa eccezione la scena del pianto dove non sembra aver dato il meglio di se stesso).
Ma quale caos scolvolge ed esprime il ns. Pietro/Moretti?
Di fronte alla improvvisa morte della moglie durante una vacanza al mare Pietro Paladini, un dirigente di successo,
reagisce in modo del tutto inaspettato. Una sorta di nuova consapevolezza lo spinge a ritirarsi momentanemante dal
mondo e a passare le proprie giornate seduto su una panchina davanti alla scuola di sua figlia di 10 anni. Ma il mondo
lo segue in questa inversione. La cognata abilmente interpretata da Valeria Golino , l’impetuoso fratello Alessandro
Gassman, l’amante Isabella Ferrari, il collega (di sempre?) Silvio Orlando, il carismatico presidente Roman Polanski;
tutti per un motivo o per un altro lo vanno a trovare, lo seguono in questo suo strano percorso di dolore.
Nessun cedimento nel libro di Veronesi, troppo forse per chi come Moretti, di cedimenti ne vorrebbe esprimere di
piu’. Cosi un voluto quanto divertente svenimento interviene per mano di Moretti-sceneggiatore a movimentare il
calmo caos interiore del protagonista.
Da qui la rinascita, la presa di coscienza di una situazione che deve rendersi "reversibile".
Complimenti a Grimaldi che ha saputo tradurre un certo immobilismo del libro e l’interiorizzazione del dolore
del protagonista. Grazie anche a Moretti tutto risulta piacevolmente ovattato, estremamente elegante, quasi perfetto.
Forse solo un po’ troppo.
Elegante
Regia di Sean Penn
con Emile Hirscht, William Hurt, Marscia Gay Harden
Cosi Sean Penn e’ riuscito finalmente dopo 10 anni a raccontare la storia vera del giovane Chris McCandless
traendola da un libro di Jon Krakauer.
Chris ( interpretato dal bravo Emile Hirscht) e’ un giovane di 23 anni della buona borghesia americana che, subito
dopo essersi diplomato con ottimi voti, decide di cambiare vita, partendo per un viaggio on the road in giro per gli
States, alla ricerca di una poco definita dimensione umana dove liberta’, rinuncia a qualsiasi benefit della
cosiddetta societa’dei consumi (compresa la macchina che abbandona lungo la strada), rifiuto di qualsiasi relazione
sociale che non sia l’incontro con amici di viaggio, sembrano tradursi in una specie di “anarchia dell’essere”
comunemente meglio definita “ricerca di se’.
Chris come San Francesco si spoglia e rinuncia a ricchezze, titoli e onori, si prodiga per gli altri, li sostiene,
in uno scambio istintivo di comune e reciproca comprensione umana, ma non si lascia andare alla bella sedicenne
Tracey, abbandona alla fine la coppia di amici hippies, non accetta di “essere adottato” dal vecchio Ron (il
bravissimo Hal Holbrook, candidato all'Oscar come attore non protagonista).
In una sorta di congelamento emotivo molto lontano dal vero spirito religioso di cui qualche sporadico, “laico”
riferimento nel film, Chris continua la sua ricerca donchisciottesca di assenza di limiti e barriere, ma sembrerebbe
anche di orizzonti se non quello ultimo finale atemporale dell’Alaska, meta ultima del suo viaggio e della sua vita.
Qui infatti solo, morira’ di stenti, definitivamente schiacciato dalla Natura Matrigna.
In un continuo alternarsi di flashback tra i giorni passati alla fine in Alaska, nel pullman abbandonato tra le nevi e le
precedenti esperienze di viaggio in kayak lungo le rapide del Colorado, cacciando animali e uccelli per nutrirsi e in
Messico tra i poveri e poi tra i nudisti, scorrono le immagini bellissime di una Natura incontaminata, un susseguirsi
di piani fotografici meravagliosi piu’ adatti tuttavia a un documentario o a un numero di National Geographic che
allo scenografia di un film.
La Natura sembra rendere attonito lo spettatore senza commuoverlo fino in fondo, così come la ribellione un po’ ingenuamente
nevrotica di Chris potrebbe trovare piu’ proseliti se risultasse un po’meno didattica (superflue certe citazioni
filosofiche o pseudo-psicanalitiche).
La sceneggiatura volutamente lenta, e una certa voluta (? ) imperturbabilita’ del protagonista sono funzionali
forse a Penn per esprimere il desiderio e al contempo l’inquietudine per l’assenza di un progetto di vita,
il disorientamento di chi vuole abdicare non solo alle regole, ma anche a una vita semplicemente condivisa,
senza la quale, si accorgera’ prima di morire Chris, “non puo’ darsi vera felicita’.
Idealista
di Folco Quilici
E’ così che si sono alternati film premiati in tutto il mondo e programmi televisivi precursori dei vari approfondimenti
di viaggio e culture lontane (con una qualità che oggi, però, spesso manca) che possiamo vedere sulle reti nostrane.
Non solo, nella sua lunga carriera, Quilici è riuscito a intrecciare a tutto questo un’interessante attività
giornalistica e di scrittura.
Folco Quilici, Cacciatori di navi, Mondadori, Milano, 2005, pp. 343, 8,40 euro.
da www.nonsolocinema.com
Per informazioni:
info@neokifilm.it,
www.neokifilm.it
Marcello Cella:
050-573866
349-7331156