Storie d'amicizia, di cavalieri e veneresse, di ragazzi difficili e assassini di merendine fra docufilm e reality show.
Storie d'amicizia, di cavalieri e veneresse, di ragazzi difficili e assassini di merendine fra docufilm e reality show. I film realizzati dalla NeOki Film con i ragazzi della Scuola Media “G. Galilei” di Montopoli Valdarno nel 2011.
Non c'è luogo più malinconico di una scuola vuota, quando le lezioni sono finite ed i ricordi delle risate, delle urla, dell'incrociarsi ondivago e apparentemente sconclusionato di bambini o adolescenti nei suoi corridoi rimangono attaccati alle pareti come fotografie un po' sbiadite del tempo passato o appesi ai lampadari come ondeggianti figurine colorate mosse appena dalla leggera brezza che giunge amica dalla finestra aperta sull'inizio dell'estate. E non c'è silenzio più ricco di suoni, parole e rumori di quello che pervade le aule di una scuola quando la gioia o la sofferenza del tempo trascorso per molti mesi dai suoi giovani abitanti ha raggiunto la sua logica (o illogica, perchè anche gli adulti spesso sbagliano le loro valutazioni) conclusione. Anche noi cineasti della NeOki Film, che da 4 anni lavoriamo con i nostri corsi di video e cinema con i ragazzi e gli insegnanti di alcune classi della scuola media “G. Galilei” di Montopoli in Valdarno, condividiamo spesso questo sentimento, misto di gioia e malinconia, con chi nella scuola ci lavora e ci vive tutti i giorni per molti mesi all'anno, ogni volta che i corsi finiscono ed i film realizzati da e con i ragazzi vengono finalmente presentati al loro giovane pubblico ed alle loro famiglie. Quest'anno in particolare la fatica è stata notevole per noi.
Cinque mesi di lavoro con cinque classi diverse della scuola (due prime, una seconda e due terze) e quattro film diversi quanto a contenuti ed a modalità narrative, ma tutti interessanti e appassionanti. E non solo per noi della NeOki che su questi video abbiamo lavorato a lungo affrontando difficoltà di ogni genere. Perchè venerdì 10 giugno scorso nella calda, strapiena e luminosa aula magna della scuola da cui penetra la suggestiva visione della vallata e delle colline intorno, non volava una mosca mentre i ragazzi ed i loro genitori assistevano alla rituale proiezione dei film elaborati e portati a compimento da loro stessi con il nostro aiuto. Tanto più che non si trattava di lavori semplici e di fruibilità immediata, ma di film impegnativi a cavallo fra generi narrativi e cinematografici diversi.
“Specchiarsi per capirsi”, il film realizzato in collaborazione dalla 1A e dalla 1D con cui si è aperta la serata, è infatti un lavoro stratificato a livello narrativo. Esso prende spunto dalla riflessione collettiva su un film americano del 1998, “Basta guardare il cielo” di Peter Chelsom, che racconta l'amicizia di due ragazzi fragili, travolti dagli eventi, da adulti indifferenti e da coetanei violenti, che diventano improvvisamente protagonisti delle loro vite quando scoprono che la loro unione costituisce una forza inattaccabile dalla cattiveria del mondo. “Specchiarsi per capirsi” agisce però a più livelli di significato sul piano stilistico e narrativo, mettendo prima in scena in modo documentaristico questa bella riflessione collettiva sulle proprie debolezze ed i propri momenti di prepotenza nei confronti degli altri, che si è poi allargata nel corso dell'anno al concetto di amicizia e di onore dei cavalieri della Tavola Rotonda, con alcune parti recitate di un testo riferito a questo mito, alla struttura della fiaba come genere narrativo ed, infine, alla messa in scena di una vera e propria storia fantasy ambientata con innocenza ed ironia in un imprecisato passato (o futuro) popolato da Principi “Hosempreragioneio”, da Principesse “Nonmenefregadinessuno”, da cavalieri, maghi, streghe, animali misteriosi ed un giovane bello e generoso che, con l'aiuto del soprannaturale e di uno specchio magico riuscirà a far finire guerre e conflitti individuali e collettivi mostrando semplicemente a tutte le parti in causa ciò che le persone sono realmente nella vita di ogni giorno, con bellezze e bruttezze, forza e fragilità. Il film è stato impegnativo per tutti noi, contando che si trattava di coordinare il lavoro di 49 ragazzi, anche se con l'aiuto delle loro meravigliose insegnanti, Prof.ssa Taddei e Prof. Bendinelli, ma vedere questi ragazzi prima a bocca aperta durante la proiezione e poi applaudire felici il loro film ci ha ripagato tutti di ogni sforzo.
Il film della 2A, coordinata dalla Prof.ssa Francesi, “Il mistero dell'assassino di merendine”, al di là del curioso titolo a metà strada fra il burlesque ed il giallo alla Agatha Christie, racconta effettivamente di un mistero e di una indagine, ma legati alla riflessione su un dramma di carattere sociale come quello dell'abbandono minorile. Infatti in una scuola all'improvviso cominciano a scomparire numerose merendine che spesso vengono ritrovate abbandonate, ma “sbuzzate” e mangiate a metà, in vari luoghi, come se qualcuno le volesse “uccidere” per qualche misterioso motivo. Alcuni ragazzi, in particolare Moris, appassionato di libri e film gialli, e Marika, attratta dal misterioso e tormentato Mirko e giovanissima autrice di filastrocche divertenti, ma dal leggero retrogusto filosofico, cominciano ad indagare su questo mistero. Mistero che si aggiunge a quello sull'identità imprecisata del “Garibaldi”, l'anziano padrone del Bar Boccaccio, dove spesso si ritrovano i ragazzi, dall'aspetto vagamente “risorgimentale”, seppur somigliante in modo impressionante al bidello Giosuè (...), allo strano reality (“Riality Sciò”) organizzato dai professori per cercare di unire le individualità conflittuali della classe ed alle prime inquietudini adolescenziali di Greta, autrice di un bellissimo diario da cui trae spunto la storia del film. Il mistero, come in ogni film o libro giallo che si rispetti, alla fine viene svelato, ma non si tratta di nulla di ludico. Infatti Moris e Marika, unendo le loro forze e le loro vivaci intelligenze, scoprono che l'autore dei furti e degli “omicidi” di merendine è proprio lo strano Mirko che, messo alle strette dai due simpatici detective, alla fine è costretto a confessare la sua strana ossessione per le merendine, ricordo angosciante del suo passato vissuto in un orfanotrofio dove l'unica cosa che veniva data da mangiare ai ragazzi dagli educatori-aguzzini erano le merendine. I suoi compagni allora capiscono i motivi del suo gesto e lo perdonano promettendo di aiutarlo a superare il suo problema. Per prima cosa non portando più a scuola le terribili merendine...
Anche il film della 3B, “The Groups”, parte dalla riflessione di un disagio vissuto da un ragazzo particolarmente sensibile all'interno della sua classe che lo conduce all'emarginazione ed all'esperienza angosciosa della droga, alla solitudine ed alla malattia, fino alla tragedia sfiorata della morte. Infatti Marco, questo il nome del protagonista, un giorno finisce in ospedale e cade in coma. Il suo stato fra la vita e la morte si trasforma presto in un'ondeggiante esperienza fra la realtà ed il sogno in cui si incrociano con ironia i destini di una giornalista a caccia di scoop con la pubblicazione dei suoi articoli su questa classe particolarmente turbolenta e difficile, i dolori delle giovani professoresse alle prese con le strategie per cercare di arginare l'esuberanza dei ragazzi, ed il curioso reality televisivo, “The Groups”, anche in questo caso utilizzato dai professori per cercare di unire i ragazzi facendo leva sull'amicizia e la solidarietà più che sul classico individualismo caratteristico di questi prodotti televisivi. Reality a cui, stranamente, partecipa anche Marco...suscitando così nello spettatore numerose domande non solo sul linguaggio di questo genere di racconto televisivo, ma anche sul piano esistenziale. Raccontato con un linguaggio molto diretto e crudo, il film sta narrativamente a metà strada tra il film adolescenziale e le citazioni indirette di film culto per un certo coté sociale giovanile come “Trainspotting” di Danny Boyle.
Il film più tormentato nella sua realizzazione, ma forse anche il più bello ed emozionante della serie, è però, a parere di chi scrive, “Ricordi in corso” della 3A, coordinata dalla Prof.ssa Taddei. La gestazione di questo film è stata molto travagliata durante l'anno, tanto che ad un certo punto era sembrato approdare ad un nulla di fatto. Eppure la visione di questo film ha commosso tutti perchè raramente in un film scolastico si toccano certe profondità emozionali. Merito, prima di tutto, del montaggio dell'inesauribile Giuseppe Favilli, autore da sempre del montaggio “emozionale” di tutti i film scolastici realizzati in questi anni dalla Neoki, ma anche del grande lavoro di coordinazione di Donatella Taddei che, alternando durezze a dolcezze, è riuscita a tirar fuori il meglio da questi ragazzi che all'inizio sembravano un po' disgregati, e, infine, dei ragazzi stessi, che hanno lottato molto con sé stessi per portare a conclusione il loro lavoro. Invece, nonostante le difficoltà, “Ricordi in corso” è un gran bel film, forse quello che rimarrà maggiormente nel cuore di chi scrive fra tutti quelli realizzati in questi anni dalla NeOki nella scuola. Anche “Ricordi in corso” è un film narrativamente e stilisticamente ibrido che parte da un lavoro di documentazione attivato dalla riflessione dei ragazzi sul concetto di libertà espresso nelle pagine di Verga, Calvino e Saint Exupery, ma anche nelle parole della famosa canzone di Giorgio Gaber, “La libertà”, e che giunge perfino al docu-drama quando i ragazzi stessi raccontano in prima persona alcuni episodi importanti della loro storia individuale e collettiva come classe mettendoli poi in scena come i loro ricordi gli suggerivano più sul piano emotivo che su quello della pura e semplice esposizione dei fatti accaduti. Ne scaturisce un lavoro di rara intensità e di grande potenza espressiva che permettono a “Ricordi in corso”, soprattutto nei suoi momenti più toccanti, di uscire dall'ambito un po' stantio ed “istituzionale” in cui vengono relegati, spesso ingiustamente, i cosiddetti “film scolastici”, per assumere la veste di un racconto per immagini fruibile da chiunque ami il cinema al di là di ogni divisione di genere e ricca di rimandi narrativi e stilistici alla tradizione del romanzo di iniziazione adolescenziale, primi fra tutti quelli dell'indimenticato Carlo Cassola, anche se aggiornati ai nostri tempi.
Complessivamente i quattro film realizzati quest'anno con le classi della scuola media “Galilei” di Montopoli Valdarno, hanno mostrato la bontà di questo progetto che si protrae ormai da molti anni e che ha la finalità di permettere ai giovani di esprimere la propria creatività, di raccontare le proprie storie, di riflettere sul mondo piccolo e grande in cui vivono e sui valori che lo abitano, ma anche di cercare di superare, attraverso un faticoso, ma necessario, lavoro collettivo, gli individualismi ciechi, le timidezze e le negatività tipiche di un'età di passaggio difficile e tormentata come quella adolescenziale. Un lavoro che tutti ci auguriamo di poter continuare anche in futuro soprattutto per la ricchezza dell'esperienza umana che tale lavoro permette di vivere a tutti noi.
Tornando alla cronaca, la serata nell'aula magna della scuola media “Galileo Galilei” di Montopoli, si è chiusa fra gli applausi scroscianti e sinceri del pubblico, fra le chiacchiere sudaticcie, ma intrise di belle emozioni di ragazzi, professori e genitori e anche di noi umili cineasti. Prima che le vite di ognuno riprendessero il loro cammino nella notte stellata di una sera di inizio estate.
Marcello Cella
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